Coppie formate nel Bisogno

Il bisogno è in effetti una forza imponente!

Il bisogno a volte ci guida senza che neppure ce ne rendiamo conto. Agisce in noi profondamente, dai più reconditi recessi dei tessuti dei nostri organi, dalle ghiandole del nostro sistema ormonale, dalle memorie limbiche di odori antichi, dai copioni appresi nell’inconscio preverbale. Chiamiamo le coppie nel bisogno la coppia che si è formata come via di soddisfazione di bisogni, spesso complementari. In altri termini, nessuno dei due ha risolto almeno quella prima fase di crescita che permette di sentirsi autonomi e responsabili della propria vita, della propria sopravvivenza nel mondo, nessuno dei due è giunto a maturare una posizione di individuo adulto in grado di provvedere a se stesso e soddisfare le proprie necessità ed esigenze. In questa dimensione i bisogni che muovono la creazione della coppia possono spaziare da quelli più basici e materiali, fino a bisogni molto più sottili ma non meno determinanti come il bisogno di accudimento, di autostima, di sicurezza affettiva, di riconoscimento, di stabilità, di protezione. Va subito detto che non è che questi bisogni non debbano esistere o non debbano trovare appagamento. Essi sono bisogni fondamentali dell’essere umano che abitano anche nelle coppie che definiremo nell’unione, ma la questione è in che modo essi agiscono nella relazione fra i due.

Nelle coppie nel bisogno l’altro è in fondo vissuto come un mezzo per raggiungere l’obiettivo, come uno strumento per l’appagamento e così l’altro a sua volta vive noi. L’affermazione tipo che sintetizza le coppie nel bisogno è “Sto con te perché ho bisogno di te”. L’altro non è dunque una persona con il suo unico e originale modo di essere e percorso di vita, ma un mezzo per uno scopo. Quando siamo in una coppia nel bisogno in realtà mettiamo sotto pressione l’altro perché vogliamo raggiungere la felicità, la nostra però. Non si tratta di una felicità costruita assieme. Le coppie nel bisogno sono dominate dal funzionamento rettiliano che è orientato alla sopravvivenza e che vede gli altri come oggetti e mezzi per ottenere la propria soddisfazione.

Tuttavia accade che con il tempo, e spesso non all’unisono, ciò diventi sgradevole. Uno dei due compie un percorso di crescita o gli accadimenti stessi della vita lo conducono al mutamento e così si risveglia d’improvviso come da un lungo sonno, vuole tornare a essere se stesso, senza dover letteralmente produrre protezione, attenzione, riconoscimento, compiacenza, sopportazione e così via. Sente la pretesa che si cela nella richiesta dell’altro, sente la pressione di questo bisogno e non la vuole più. Allora i progetti volgono in delusione, l’amore in rabbia, il legame in separazione.