Abbiamo l’opportunità di attaccarci con sicurezza a qualcuno quando sentiamo che quel qualcuno è realmente disponibile a sintonizzarsi con noi ed è emotivamente vicino a noi. Sintonizzarci con qualcuno vuol dire avere empatia, avere desiderio, capacità e intenzione di andare là dove quella persona si trova, senza giudizio, ma con l’autentico desiderio di vedere e sentire e conoscere chi abbiamo di fronte. Essere emotivamente vicini a qualcuno significa avere uno spazio interiore per il nostro sentire e il sentire dell’altro, avere la capacità di tollerare e lasciar fluire l’intensità delle nostre e delle sue emozioni, senza reprimerle e senza caderci dentro o esplodere. Questo non significa che non diremo mai di no, che non proveremo fastidio o rabbia, al contrario, saremo anche disponibili ad accogliere ciò che la rabbia porta come dono di consapevolezza. L’attaccamento sicuro non esclude nessuna emozione, non ritiene che vi siano emozioni negative da reprimere o non mostrare, è piuttosto in comunione di emozioni e supera la dicotomia buono e cattivo. Nell’attaccamento sicuro siamo più interessati all’autenticità che al compiacimento. Ci sentiamo liberi di essere come siamo, anche con i lati cosiddetti negativi, perché sappiamo che l’altro vuole conoscerci davvero, e noi pure vogliamo davvero conoscere l’altro e se ancora vediamo lati positivi e negativi siamo in grado di tenerli insieme, di tollerare che ci siano e non per questo rompere la relazione, temere l’abbandono, praticare il distacco preventivo per non soffrire. Le coppie nel desiderio che si trovano in questa fase, e oggi sono il caso più frequente, le chiamo coppie nel percorso. Sono in evoluzione. Sono le coppie nelle quali si fa strada la concezione, oggi molto di moda e ritenuta spesso come il punto di arrivo, che si sta in coppia per imparare e che l’altro è il nostro migliore maestro. È vero, ma si tratta di una fase, di una transizione, poiché lo scenario è ancora dominato da un senso di imperfetto che deve perfezionarsi, di un irrisolto che deve risolversi, di una mancanza che deve colmarsi. Abbiamo ancora due allievi che si fanno maestri l’uno dell’altro. Esiste di là da questo un orizzonte rosa dove sorgono le albe di giorni perfetti, dove la coppia è fatta di due divinità che si manifestano, ribadisco, esattamente così come sono. Qui il cervello funziona nell’integrazione delle sue parti e dei suoi sistemi, in coerenza, la coscienza ha compiuto un reale salto e l’amore è felice, poiché si crea attraverso due persone che sono semplicemente affascinate dai modi in cui nella loro relazione, individualmente e insieme, generano forme di vita intrecciate di realtà e di fantasia.

Se l’altro è prevedibile non sei più avanti di chi procede in tondo in un labirinto. Quanta presunzione, poi, di sapere chi è colui o colei che abbiamo vicino… l’altro che diventa familiare, l’altro che ormai è un libro aperto… e invece è un mistero lì accanto a noi, può essere mille uomini o mille donne, un dio o una dea. E quando ci arrendiamo, sì, quando ci arrendiamo e la smettiamo con le etichette, i giudizi, le definizioni e le teorie, allora si compie un mistero di appartenenza. In questo senso l’amore è un’iniziazione, un sacramento, un miracolo e la sessualità il suo rito, il suo mantra, la sua preghiera. Fare l’amore permette di varcare la soglia del senza tempo, del buio, del silenzio, dove l’eterno non è un tempo più grande ma un’altra dimensione. È amore di unione se il nostro partner ci rende sempre più espressione di vita, se con lui o con lei brilliamo, esprimiamo al massimo e al meglio le nostre doti, i doni che portiamo. È amore di unione se l’anima dell’amato supporta la nostra nella sua espansione, nel suo volo, se grazie all’anima che ci sta accanto voliamo meglio e di più e così anche per il nostro amato. Succede un’alchimia per cui pensando al nostro bene, amandoci, rispettandoci, esprimendoci, facciamo anche il bene dell’altro perché davvero noi siamo l’altro e l’altro è noi. Succede che occupandoci di noi ci occupiamo dell’altro e proprio di ciò che per l’altro è importante in quel momento. Essendo liberi lo liberiamo e non abbiamo alcun bisogno di uscire dall’unione. Essendo noi stessi permettiamo all’altro di essere se stesso e siamo uno. L’amore nell’unione è il compimento della missione dell’anima di ciascuno dei due con e attraverso l’altro. La coppia nell’unione non evolve, costruisce l’anima. Tutto ciò che finora abbiamo scritto non sono parole per la mente razionale, nell’unione in fondo è tutta una questione di coscienza, di presenza, di vuoto, di abbandono, di intuizione, di fede in ciò che non si spiega, in una strada che non c’è ma che conduce oltre.

E la monogamia? C’è chi dice che non è innata, c’è chi dice che invece è naturale. Chi porta esempi dal mondo animale, chi dice che l’uomo tradisce per natura, e chi non tradisce se la racconta o lo fa per contratto o per fede. Chi si è convinto che l’amore esiste solo nelle fiabe e chi insegue l’ideale secondo cui, se l’amore c’è, tutto viene da sé. Il punto è che tutti questi discorsi sono appannaggio della mente e della mente in una dimensione di ragionamento che non tiene conto del salto quantico che accade nelle coppie nell’unione. Si tratta di un mutamento delle coscienze, tale per cui nulla di ciò che abitualmente crea problemi alle coppie ha ragione di esistere. Ad esempio il tradimento: nelle coppie nell’unione il tradimento non è che non accada o venga evitato, semplicemente non esiste. Se siamo realmente nell’unione, noi siamo il nostro partner e il nostro partner è noi, dunque come potremmo tradire noi stessi? Ma questa è una declinazione che non si può comprendere con la mente. Diventa al contrario evidente, all’istante ovvia, quando passiamo dal bisogno al desiderio, al percorso, fino all’unione. nelle coppie nell’unione noi accettiamo realmente chi abbiamo di fronte, così com’è: in questo senso siamo in unione. Non desideriamo che sia diverso, che cambi… non pensiamo di sapere qualcosa che l’altro non sa di se stesso. Non pensiamo di doverlo correggere o che debba migliorare. Lo vediamo e lo vogliamo vedere com’è o, per meglio dire, per come noi lo stiamo creando. Sappiamo che l’altro è un riflesso di noi, come noi lo siamo di lui, e che l’altro ci fa il dono costante di rivelarci a noi stessi come noi lo facciamo a lui a nostra volta. Questo non significa che non proveremo fastidio, rabbia, emozioni contrastanti: significa che dopo avere avuto la forza interiore di affrontarli quando siamo nelle coppie in evoluzione, allora vivremo in quel flusso nel quale ogni evento smette di essere positivo o negativo, semplicemente accade, così come i tratti, le asperità, le dolcezze, le fragilità, il coraggio di chi ci sta accanto. Le coppie nell’unione sono paradossi viventi: libere e unite, autonome e compenetrate, unite e costantemente dialettiche, stabili e mai ferme, appagate e in trasformazione costante. Sanno che gesto, parola, pensiero creano. Questo è il salto quantico di cui spesso si parla. Sì, ci avete mai pensato?

